Justorum Animae
Testo del brano
et non tanget illos tormentum malitiae.
Visi sunt oculis insipientium, mori.
Illi autem sunt in pace.
Brani, vita e opere di Licinio Refice
Don Licinio Refice è stato una delle figure più singolari e carismatiche della musica italiana della prima metà del Novecento. Nato il 12 febbraio 1883 a Patrica, nel frusinate, fu ordinato sacerdote nel 1905, ma la sua vocazione artistica lo portò a diplomarsi in composizione presso l'Accademia di Santa Cecilia a Roma. Per quasi trent'anni è stato il prestigioso Direttore della Cappella Musicale di Santa Maria Maggiore a Roma, diventando un punto di riferimento per la vita liturgica della Capitale. La sua personalità, tuttavia, non si esauriva tra le mura delle basiliche: Refice sentiva l'esigenza di portare il sacro fuori dai confini liturgici, parlando al cuore del grande pubblico attraverso forme monumentali.
Uomo di vasta cultura e temperamento ardente, godette di un'immensa stima da parte di pontefici come Pio XI e Pio XII, ma anche di grandi artisti del mondo operistico. La sua fama internazionale crebbe vertiginosamente grazie alle sue tournée in tutto il mondo, specialmente nelle Americhe, dove dirigeva le proprie opere con un carisma che soggiogava platee e orchestre. La sua vita si concluse in modo quasi simbolico proprio sul podio: morì il 11 settembre 1954 a Rio de Janeiro, durante le prove della sua opera Cecilia, lasciando un'eredità di artista che ha consumato ogni energia per la glorificazione del sacro attraverso la musica.
Don Licinio Refice rappresenta il tentativo, riuscito e grandioso, di conciliare la riforma ceciliana con le innovazioni armoniche del post-verismo e dell'impressionismo. La sua figura di "prete operista" suscitò talvolta dibattiti, ma la nobiltà delle sue intenzioni e l'altissima qualità della sua scrittura misero d'accordo critici e fedeli. Oggi è ricordato come un compositore che ha saputo dare alla musica sacra una dimensione epica e cinematografica ante litteram, senza mai smarrire il senso profondo del mistero cristiano.
La produzione di Refice è dominata dai suoi celebri "poemi sacri" e dalle sue opere teatrali di ispirazione religiosa. Il capolavoro assoluto è Cecilia, un'azione sacra in tre episodi che narra il martirio della santa patrona della musica. In quest'opera, la vocalità appassionata si fonde con una tessitura orchestrale ricchissima, creando momenti di estasi mistica che rimangono unici nel panorama del Novecento. Altrettanto significativi sono il poema Margherita da Cortona e gli oratori come il Trittico Francescano, dove la sapienza contrappuntistica si sposa con un lirismo travolgente.
In ambito strettamente liturgico, Don Refice ha lasciato oltre quaranta messe e centinaia di mottetti che si distinguono per la loro solennità e per l'ampio respiro melodico. Le sue composizioni corali sono caratterizzate da una scrittura che esalta le masse vocali, ricercando effetti di grandiosità e brillantezza sonora. Nonostante l'imponenza di molti suoi lavori, Refice sapeva anche toccare corde di estrema delicatezza, come dimostrano le sue liriche sacre e i canti devozionali più semplici, sempre sorretti da un'armonia moderna e mai banale che guarda con intelligenza alla lezione di Puccini e Debussy.
L'eredità di Don Licinio Refice risiede nell'aver dimostrato che la musica sacra può essere moderna, drammatica e popolare allo stesso tempo. Le sue partiture sfidano i cori contemporanei a ricercare una sonorità piena e un'espressività teatrale messa al servizio della liturgia e dell'evangelizzazione. Per i direttori di coro, affrontare Refice significa confrontarsi con un autore che richiede vigore, tecnica vocale e una profonda partecipazione emotiva. Ricordare oggi Don Refice significa onorare un artista visionario che ha saputo trasformare la preghiera in uno spettacolo di bellezza universale.