Resurrexi
Testo del brano
et adhuc tecum sum,
alleluia.
posuisti super me manum tuam,
alleluia.
Mirabilis facta est scientia tua,
alleluia.
Brani, vita e opere di Luigi Picchi
Luigi Picchi è stato uno dei più autorevoli e fecondi protagonisti della musica sacra italiana del XX secolo. Nato il 27 settembre 1899 a Sannazzaro de' Burgondi, compì i suoi studi presso il Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano sotto la guida di illustri maestri come Giovanni Tebaldini. La sua vita professionale trovò il suo baricentro a Como, dove nel 1928 fu nominato organista titolare e maestro di cappella della Cattedrale, incarico che ricoprì con dedizione assoluta per oltre quarant'anni. La sua figura divenne rapidamente un punto di riferimento non solo per la diocesi lariana, ma per l'intera nazione, grazie alla sua attività di compositore, pubblicista e didatta.
Oltre al servizio liturgico, Picchi fu un instancabile animatore culturale: fondò e diresse la rivista "L'Organista" e collaborò strettamente con le principali case editrici musicali cattoliche, curando la diffusione di un repertorio che rispondesse alle esigenze della riforma liturgica. La sua missione fu quella di educare i cori e gli organisti parrocchiali, fornendo loro musica di alta dignità artistica ma accessibile. Uomo di profonda fede e rigore intellettuale, visse con intensità il passaggio del Concilio Vaticano II, impegnandosi a tradurre le nuove istanze conciliari in un linguaggio musicale che non tradisse la grande tradizione secolare della Chiesa.
Luigi Picchi si spense il 12 agosto 1970 a Como, lasciando un vuoto profondo nel mondo della musica liturgica. La sua eredità è custodita non solo nelle centinaia di partiture che ancora oggi risuonano nelle nostre chiese, ma anche nel ricordo del suo magistero, caratterizzato da un'umiltà esemplare e da una competenza tecnica fuori dal comune. Oggi è celebrato come un maestro che ha saputo rendere la musica un vero strumento di catechesi, capace di elevare l'assemblea dei fedeli verso una bellezza che è riflesso del divino.
La produzione di Luigi Picchi è immensa e tocca ogni ambito della vita liturgica. Le sue numerose Messe (come la Missa "Christus Resurgens" o la celebre "Messa della Bontà") e i suoi mottetti sono caratterizzati da una nobile semplicità e da una perfetta aderenza ai testi sacri. La sua scrittura corale è un modello di equilibrio: Picchi possedeva il dono raro di saper scrivere melodie di immediata cantabilità sostenute da un'armonia raffinata e mai banale. Le sue opere sono state fondamentali per accompagnare il passaggio dal latino alla lingua volgare, dimostrando come la dignità della musica sacra possa esprimersi anche in forme lineari e corali accessibili a tutti.
Nel campo organistico, Picchi ha lasciato una traccia indelebile con i suoi numerosi metodi didattici e le raccolte di pezzi per il servizio liturgico. La sua musica per organo, spesso di carattere descrittivo o meditativo, è pensata per esaltare il raccoglimento e la preghiera, sfruttando con intelligenza le risorse degli strumenti presenti nelle parrocchie italiane dell'epoca. Non meno importante è la sua opera di armonizzatore: le sue versioni di canti gregoriani e melodie popolari hanno contribuito a preservare e nobilitare un patrimonio che rischiava la banalizzazione, restituendo loro una veste polifonica sobria ed elegante.
L'eredità di Luigi Picchi risiede nella sua capacità di essere stato un "ponte" tra la grande tradizione ceciliana e la modernità post-conciliare. Per i cori contemporanei, accostarsi alle sue opere significa riscoprire il valore della "musica al servizio della parola". Le sue partiture sono ancora oggi una risorsa inesauribile per ogni direttore di coro che cerchi un repertorio di valore artistico capace di parlare direttamente al cuore dei fedeli. Ricordare oggi Luigi Picchi significa onorare un artista che ha saputo trasformare la propria professione in un atto di amore e di preghiera, lasciando un segno di luce nella storia della musica sacra italiana.