Dorme, benigne Jesu
Testo del brano
Dorme dilecte puer
Dorme prote Maria stat vigilando te
natum salvatorem adorando
Dorme dilecte puer
dorme.
La nostra esecuzione
Brani, vita e opere di Giovanni Battista Pergolesi
Giovanni Battista Pergolesi è stato una delle meteore più luminose e influenti della storia della musica. Nato il 4 gennaio 1710 a Jesi, si trasferì giovanissimo a Napoli, allora capitale musicale d'Europa, per studiare presso il celebre Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. Sotto la guida di maestri come Greco e Durante, emerse rapidamente come un talento eccezionale, capace di padroneggiare con estrema naturalezza sia il rigore del contrappunto che la nuova sensibilità melodica della Scuola Napoletana. La sua carriera, durata appena sei anni, fu un susseguirsi di commissioni prestigiose per i più importanti teatri e nobili della città.
Nonostante il successo, la sua esistenza fu segnata da una salute fragilissima e da una malinconia latente che sembra riflettersi nella purezza delle sue linee melodiche. La sua fama esplose definitivamente con la rappresentazione de La serva padrona, un intermezzo buffo che avrebbe dato il via, anni dopo a Parigi, alla celebre "Querelle des Bouffons", cambiando per sempre le sorti del teatro musicale europeo. Consumato dalla tisi, Pergolesi trascorse i suoi ultimi mesi nel convento dei Cappuccini a Pozzuoli, lavorando febbrilmente a opere che sembrano nate dal presagio della propria fine imminente.
Giovanni Battista Pergolesi morì il 16 marzo 1736 a Pozzuoli, a soli 26 anni. La sua scomparsa prematura alimentò un vero e proprio mito in tutta Europa, portando alla pubblicazione di numerose opere sotto il suo nome (anche apocrife) pur di sfruttarne la celebrità. La sua figura incarna l'ideale dell'artista che, pur nella brevità del suo passaggio, riesce a sintetizzare un'epoca e a indicare la via verso il futuro Classicismo. Oggi è ricordato come un maestro di grazia e introspezione, capace di tradurre in musica la fragilità umana con una trasparenza che ancora oggi commuove profondamente.
Il nome di Pergolesi è legato indissolubilmente allo Stabat Mater, composto nelle ultime settimane di vita. Quest'opera rappresenta un vertice assoluto della musica sacra di ogni tempo: superando l'austerità del Barocco, Pergolesi introdusse una dimensione di pathos soggettivo e umano che rivoluzionò la preghiera in musica. Il dialogo tra le voci e l'uso sapiente delle dissonanze creano una tensione emotiva che descrive il dolore della Vergine con un'intensità quasi teatrale, rendendo il brano uno dei più eseguiti e ammirati da compositori successivi come Bach e Bellini.
Altrettanto fondamentale è il suo contributo al teatro con La serva padrona. Con quest'opera, Pergolesi definì lo stile dell'Opera Buffa, caratterizzato da un ritmo incalzante, personaggi vividi e una freschezza melodica che rompeva con la staticità dell'Opera Seria. In ambito sacro, oltre alle messe e ai salmi (come il celebre Dixit Dominus), la sua produzione rivela una scrittura corale di grande eleganza, dove la tecnica contrappuntistica è sempre al servizio dell'espressione affettiva. La sua musica strumentale, tra cui spiccano i concerti per flauto e le sonate, anticipa la chiarezza e l'equilibrio formale che saranno propri di Mozart.
L'eredità di Pergolesi risiede nella sua capacità di aver "umanizzato" la musica, rendendola uno specchio fedele dei sentimenti. La sua purezza melodica, priva di inutili ornamenti, ha segnato il passaggio verso un linguaggio più diretto e universale. Per i cori e gli ensemble moderni, accostarsi a Pergolesi significa confrontarsi con la ricerca della bellezza essenziale e della sincerità espressiva. Ricordare oggi Giovanni Battista Pergolesi significa rendere omaggio a un genio che ha saputo trasformare la sofferenza in armonia eterna, lasciando all'umanità alcune delle pagine più dolci e luminose mai scritte.