Vita
Giuseppe "Bepi" De Marzi è una delle personalità più amate e significative della musica corale contemporanea, capace di elevare il canto di ispirazione popolare a dignità d'arte universale. Nato il 28 maggio 1935 ad Arzignano, nel vicentino, ha coltivato fin da giovane una formazione musicale rigorosa, diplomandosi in organo, composizione organistica e pianoforte al Conservatorio di Padova. La sua carriera si è snodata tra l'insegnamento e l'attività di clavicembalista e organista nei prestigiosi "Solisti Veneti" diretti da Claudio Scimone, con i quali ha calcato i palcoscenici più importanti del mondo.
Tuttavia, il contributo più originale di De Marzi è legato alla fondazione, nel 1958, del coro "I Crodaioli" di Arzignano. Con questa formazione, egli ha iniziato un percorso di ricerca e creazione che ha rivoluzionato il concetto di "canto di montagna". De Marzi non si è limitato a raccogliere melodie preesistenti, ma ha inventato un nuovo repertorio, scrivendo testi poetici e musiche che affondano le radici nella narrazione biblica, nella vita contadina e nel profondo rispetto per la natura. La sua capacità di fondere la sapienza armonica colta con la spontaneità del canto collettivo lo ha reso un punto di riferimento per migliaia di cori in ogni continente.
Oltre all'attività compositiva e di direzione, Bepi De Marzi è noto per la sua verve di narratore, saggista e critico, sempre pronto a difendere l'autenticità del canto contro ogni forma di folclore commerciale o superficiale. Ha collaborato con grandi figure della cultura italiana, come lo scrittore Mario Rigoni Stern, condividendo una visione del mondo legata alla memoria e alla custodia del paesaggio. La sua figura oggi rappresenta un ponte tra la tradizione della musica organistica classica e la coralità popolare, intesa come preghiera comunitaria e racconto delle vicende umane più profonde.
Opere e composizioni
La produzione di De Marzi comprende oltre centocinquanta canti d'ispirazione popolare, molti dei quali sono entrati nel repertorio universale della coralità. Il suo capolavoro assoluto è senza dubbio Signore delle Cime, composto nel 1958 in memoria di un amico scomparso in montagna. Tradotta in decine di lingue ed eseguita in tutto il mondo, questa composizione è diventata una sorta di inno universale, una preghiera laica di straordinaria purezza melodica che riesce a commuovere per la sua nobile semplicità e la sua profondità spirituale.
Accanto a questa celebre pagina, il catalogo dei Crodaioli offre una varietà di narrazioni corali che spaziano dal sacro al descrittivo: brani come Joska la rossa, Benia Calastoria e L'ultima notte mostrano una capacità rara di dipingere atmosfere attraverso armonie raffinate e testi di grande valore letterario. De Marzi ha inoltre composto numerosi mottetti sacri, messe e brani per organo che rivelano la sua solida preparazione accademica. La sua musica è caratterizzata da una "linearità veneta", un'eleganza di tratto che evita l'enfasi e punta dritto all'essenza del sentimento e del sacro.
L'eredità di Bepi De Marzi risiede nell'aver dato "parola e suono" a un'umanità che spesso non aveva voce, trasformando storie locali in messaggi universali. La sua scrittura corale, apparentemente semplice ma tecnicamente ricercata, continua a essere un modello per i compositori contemporanei che cercano di unire la modernità del linguaggio armonico con la forza della tradizione orale. Ascoltare e cantare De Marzi significa riscoprire il valore del silenzio, dell'ascolto reciproco e della bellezza intesa come riflesso di una verità umana e trascendente.