Cantate Domino
Testo del brano
canticum novum,
Cantate Domino
omnis terra
cantate Domino
et benedicite nomini ejus
Annuntiate de die in die
salutare ejus
La nostra esecuzione
Brani, vita e opere di Giovanni Croce
Giovanni Croce, noto anche con il soprannome di "Il Chiozzotto" per le sue origini, è stato uno dei compositori più influenti della Scuola Veneziana a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Nato nel 1557 a Chioggia, si trasferì giovanissimo a Venezia, dove divenne fanciullo cantore nella prestigiosa Cappella Marciana sotto la guida di Gioseffo Zarlino. Il legame con il grande teorico e compositore fu profondo, tanto che Croce divenne il suo allievo prediletto, assorbendo una tecnica contrappuntistica impeccabile unita a una sensibilità melodica che avrebbe segnato tutta la sua produzione futura.
La sua carriera si svolse interamente all'interno della Basilica di San Marco, il cuore pulsante della vita musicale veneziana. Dopo aver servito come cantore e successivamente come vice-maestro, nel 1603 ricevette la nomina suprema di Maestro di Cappella della Serenissima, succedendo a Baldassare Donato. Nonostante vivesse nell'epoca dei grandi contrasti sonori e della nascita dello stile barocco, Croce mantenne uno stile equilibrato e sereno, guadagnandosi la stima non solo dei dogi, ma anche dei teorici europei. La sua fama varcò le Alpi, influenzando profondamente i compositori inglesi dell'epoca elisabettiana, che vedevano nei suoi madrigali un modello di perfezione.
L'attività di Croce a San Marco coincise con un periodo di grande splendore per la Basilica, dove la musica policorale raggiungeva vertici assoluti. Tuttavia, la sua salute fragile lo portò a spegnersi prematuramente nel pieno della maturità artistica. Giovanni Croce morì il 15 maggio 1609 a Venezia. La sua eredità fu raccolta da giganti come Claudio Monteverdi, che pur portando la musica verso nuove direzioni, riconobbe in Croce il custode di quella "prima prattica" fatta di dignità, chiarezza e profonda devozione religiosa che era il marchio di fabbrica della tradizione veneziana.
La produzione musicale di Giovanni Croce si distingue per una straordinaria limpidezza e per una naturalezza che lo allontana dalle complessità eccessive dei suoi contemporanei. In ambito sacro, i suoi Motetti a otto voci rappresentano uno dei migliori esempi dello stile policorale veneziano: l'uso dei doppi cori non serve a una sterile grandiosità, ma a creare un dialogo serrato e spiritualmente coinvolgente. Le sue messe e i suoi salmi sono caratterizzati da una declamazione del testo estremamente chiara, in linea con i dettami della Controriforma, che richiedevano che la parola divina fosse sempre comprensibile ai fedeli.
Particolarmente significativi sono i suoi contributi al genere profano, dove Croce dimostrò un lato arguto e teatrale. Le sue "commedie madrigalesche", come Triaca Musicale, sono raccolte di pezzi brevi, spesso in dialetto, che ritraggono con umorismo scene di vita quotidiana veneziana. Questi lavori mostrano una capacità rara di piegare la polifonia colta a scopi descrittivi e popolari, anticipando in qualche modo lo sviluppo del dramma giocoso. Tuttavia, anche in questi contesti più leggeri, la scrittura di Croce rimane sempre elegante, priva di volgarità e tecnicamente inappuntabile.
L'importanza storica di Croce risiede nell'aver saputo traghettare la polifonia del Rinascimento verso le nuove esigenze del primo Seicento. I suoi Sette sonetti penitenziali, basati sulle traduzioni di Francesco Bembo, sono capolavori di introspezione ed espressività, dove la musica si fa interprete fedele del sentimento di pentimento e speranza. Oggi, la riscoperta delle sue opere permette di apprezzare un autore che, pur non cercando la rottura rivoluzionaria, ha saputo infondere nella musica sacra e profana una luce e una cantabilità che lo rendono uno dei compositori più solari e comunicativi del suo tempo.